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Perchè non scoppia la rivoluzione

Perché in Italia ancora non scoppia la Rivoluzione?(Da una conferenza del filosofo Umberto Galimberti)

“…..Il lavoro tiene in piedi il nostro sistema, lo afferma anche l'art. 1 della nostra Costituzione, ma sembra che ce ne siamo dimenticati completamente e bisogna ricominciare tutto daccapo. Ma si può ricominciare tutto daccapo?I giovani che sono in una condizione spaventosa, nel 1968 per niente hanno fatto scoppiare la rivoluzione, solo perché si voleva andare un po' più con le donne, si voleva diminuire un po' l'autorità dei professori (di quelli che esprimevano un certo autoritarismo) per molto meno è scoppiata la rivoluzione, perché oggi non scoppia? Perchè i giovani se ne stanno quieti? Perchè passano da un posto (di lavoro) ad un altro con i loro progetti co.co.co così, senza un futuro? Perchè succede questo e non succede la rivoluzione?….”“…Nel 1968 c'era ancora una dimensione umanistica, un conflitto fra due volontà, gli interessi dell'operaio non erano gli interessi di Agnelli, quindi ci si poteva scontrare, fare la rivoluzione fra due volontà…”

“….Quella che Hegel indica 'Servo e Signore'. Oggi sia il servo che il signore sono dalla stessa parte e sopra di loro c'è quella dimensione 'ANONIMA' che si chiama 'MERCATO', tecnica finanziaria, investimenti, chi è quella volontà antagonista sia al servo che al signore? Cos'è questo 'MERCATO'? Nessuno! Anche se è vero che dietro a 'Nessuno' c'è sempre qualcuno, ma è indecifrabile! Con chi te la prendi? Ecco perché la rassegnazione giovanile! E' finito il tempo volto ad uno scopo, c'è solo il tempo oggi-domani, questo è il tempo del precariato: oggi mangio, vivo, domani……? Meglio non pensare!

“...L'Italia e il collasso storico (Ovvero il mezzo diventa fine)Una prima riflessione di Hegel afferma che nella 'Scienza della logica', nel futuro la ricchezza non sarà determinata dai 'beni', ma dagli 'strumenti', perché i beni si consumano, mentre gli strumenti sono in grado di costruire nuovi 'beni'.Contrariamente a quanto affermato dal fondatore dell'economia politica Adam Smith, che con la sua 'indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle Nazioni' aveva indicato come misuratore della ricchezza, i beni. In sostanza Hegel, al contrario, dice che la ricchezza sarà determinata dagli strumenti, dai macchinari, da ciò che produce e non da ciò che consuma.La seconda riflessione ci dice che, quando un fenomeno cresce da un punto di vista quantitativo, non si ha solo un aumento in ordine alla quantità, ma si ha anche una variazione qualitativa radicale.Se applichiamo queste riflessioni all'economia e cioè, che la ricchezza viene determinata dagli strumenti, dai macchinari e non dai beni, e che ad un aumento della quantità si ha una variazione radicale in qualità, vedremo che se il denaro aumenta quantitativamente fino a diventare la condizione universale per soddisfare qualsiasi bisogno e per produrre qualsiasi bene, allora il denaro non è più un mezzo, ma il principale fine, per ottenere il quale si vedrà se soddisfare i bisogni e in che misura produrre i beni.In questo modo il denaro da mezzo diventa fine e quelli che erano fini diventano strumenti per realizzare quel fine (il denaro) che tutti continuano a considerare solo un mezzo.Se applichiamo tutto ciò alla tecnica, vediamo che essa è la condizione universale per realizzare qualsiasi scopo, la tecnica non è più un mezzo, ma il primo fine da raggiungere per poter perseguire tutti gli altri scopi che, in assenza del dispositivo tecnico resterebbero dei sogni.La grande crisi che stiamo vivendo in Italia viene attribuita a ragioni 'umanistiche', come le condizioni materiali di vita delle persone rese tali dall'incapacità politica a dare risposte economiche e occupazionali, o alla mancanza di libertà civili e politiche. Ma non sono mai le ragioni umanistiche a determinare la crisi e i collassi storici.Oggi la politica non sembra essere più il luogo della decisione, perché per decidere deve guardare all'economia e l'economia a sua volta per decidere i suoi investimenti deve guardare alle disponibilità e alle risorse tecnologiche. Ecco che allora la tecnica diventa ciò senza cui nessun fine è realizzabile, allora essa diventa, a prescindere dagli scopi, ciò che tutti vogliono, perché senza la tecnica, anche quelli che si presume siano i veri fini, per esempio 'la giustizia sociale' non può essere raggiunta con le ovvie conseguenze che stiamo vivendo attualmente.Quando diciamo che potremmo difenderci dall'invasione dei prodotti cinesi, solo migliorando la nostra tecnologia, e quindi investendo nella ricerca, è come se si riconoscesse il primato della tecnica sull'economia, sulla politica. In questo senso, la politica diventa 'rappresentazione della decisione', non più il 'luogo' della decisione. Oggi la tecnica sovverte anche la struttura del potere, che nell'età pre-tecnologica poteva essere rappresentata dalla figura del triangolo, dove al vertice c'è il momento decisionale, l'arbitrio del sovrano, la legge, il potere e alla base l'ubbidienza o la trasgressione, la leggittimità o l'illeggittimità, i cittadini o i sudditi.Oggi la tecnica non consente più questa rappresentazione (triangolo), perché la tecnica conferisce potere a tutti coloro che operano in un apparato. Siamo quindi difronte ad un potere nuovo, perché la tecnica prevede una coordinazione dei suoi sub-apparati, affinché tutto possa funzionare con una regolarità ed una coordinazione assoluta.Basta infatti l'interruzione di un piccolo segmento perché si blocchi tutto l'apparato. Inoltre la tecnica ha determinato la fine della democrazia, perché ci mette difronte a problemi sui quali siamo chiamati a pronunciarci senza alcuna competenza. Basti pensare ad esempio al referendum sulla fecondazione assistita, o al dibattito sulle centrali nucleari, o a quello sugli organismi gneticamennte modificati. In tutti questi casi si possono giudicare con competenza i termini dei problemi solo se si è rispettivamentte, un biologo, un fisico nucleare o un genetista. Le persone prive di queste specifiche qualifiche prenderanno posizione su basi 'irrazionali', quali l'appartenenza ideologica ad un partito, la fascinazione per chi è maggiormente persuasivo in televisione, la simpatia per un politico.Platone avrebbe definito questo sisema, che oggi potremmo chiamare 'telecrazia', in termini di retorica o sofistica.Tra i dialoghi ce ci ha lasciato, una decina sono indirizzati contro i retori e i sofisti, cioè contro coloro che ottengono il consenso, non con argomenti razionali, non insegnando come vanno le cose, non distribuendo competenza, non argomentando le loro tesi, ma sulla base della mozione degli affetti, della sofisticazione dei paralogismi, dell'appello all'autorità, della persuasione emotiva. Secondo Platone costoro devono essere espulsi dalla città, perchè non può nascere un sistema democratico finché ci sono tali mistificatori del linguaggio e del consenso."

Cosa vuol dire mozione degli affettiSignificato di mozione degli affetti : E’ un artificio dell’oratoria, con-sistente nel perorare una causa facendo leva su argomenti emotivi, tali da far dimenticare all’uditorio le ragioni di dissenso fondate sulla logica. Nel caso della politica, si tratta sempre di “accorati appelli all’unità"Per un esempio prattico clicca qui: " Analisi - La mozione degli affetti di Renzi



Carlo Sileo

Impegno - Volontariato - Pace

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